Interroghiamo: c'è qualche volontario?

L'idea di promuovere il volontariato tra i giovani è stata il fondamento intorno a cui è nata l'associazione SuPerGiù. Tutti noi fondatori arrivavamo da molte realtà in cui svolgevamo diversi servizi e tutte queste avevano un minimo comun denominatore: il costante bisogno di nuove forze. Da qui, ragionando insieme, è nato il progetto Interroghiamo: c'è qualche volontario? che ha la finalità di incontrare i ragazzi in età scolastica per farli "interrogare" sulla realtà e sui bisogni da cui sono circondati e provare a far loro intuire se "c'è qualche volontario" nel loro cuore che cerca lo spazio per esprimersi.

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L'isola che non c'è

Il progetto de L’isola che non c’è nasce dai componenti dell’associazione SuPerGiù O.N.L.U.S. in seguito a ricerche svolte sul territorio di Villa Cortese che hanno portato alla conferma che, quello della conoscenza della lingua italiana da parte degli stranieri residenti, è un problema non indifferente. Non conoscere la lingua, infatti, comporta una vera e propria incapacità di rapportarsi alla vita sociale della comunità, portando, nei casi più estremi, all’emarginazione totale.

Al fianco del desiderio di poter migliorare la qualità delle relazioni degli stranieri c’è anche l’obiettivo di far prendere coscienza e di sensibilizzare la popolazione (almeno quella villacortesina) ai bisogni degli stranieri.

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Integrazione oggi

Villa Cortese - Martedì 17 marzo, alle ore 21.00, la Sala Consigliare di Villa Cortese ha aperto le porte al secondo evento organizzato dall'Associazione di volontariato SuPerGiù. Una serata dedicata al dialogo in cui il ricercatore in antropologia culturale, Luca Ciabarri; il console presso l'ambasciata albanese a Milano, Luljeta Çobanaj e la dottoressa in geografia dell'ambiente, Nadejda Navitchi, hanno provato a rispondere alla domanda: "INTEGRAZIONE OGGI: UTOPIA, PAURA O RISORSA? ".

Per comprendere meglio il presente, bisogna risalire al passato. Il professor Luca Ciabarri ha, infatti, esordito ripercorrendo brevemente i passaggi centrali della storia delle migrazioni verso l'Italia dagli anni 70. Ha proseguito, poi, discutendo alcuni modelli di integrazione, temporanea, assimilazione, multiculturale e implicita, per individuare quello che meglio descrive la situazione italiana, il modello implicito.

L'intervento della console Luljieta Çobanaj, invece, ha messo in luce le principali problematiche dell'immigrazione albanese in Italia, legate alle leggi, ed evidenziato gli obiettivi da perseguire dalla comunità albanese per facilitare l' integrazione. Obiettivi che vanno di pari passo con la loro la volontà di mantenere le radici con il proprio paese d’origine e la propria lingua, intesa come ricchezza personale.

Dopo aver offerto una panoramica sull'immigrazione e la stabilizzazione degli immigrati in Italia, Nadejda Navitchi si è concentrata sulle problematiche inerenti al lavoro ed alla disoccupazione degli stranieri, facendo una considerazione importante: anche quando un uomo o una donna possono non definirsi più stranieri, rimangono ancora immigrati. Un promemoria, quindi, che ricorda il peso delle parole. Come immigrato, una parola che rischia di diventare indelebile.

Forse non è possibile dare una risposta certa al quesito della serata. Sicuramente, però, la consapevolezza della presenza, nel territorio in cui viviamo, di molte persone diverse per provenienza e cultura può favorire la convinzione che la diversità si possa percepire come una grande ricchezza, solo attraverso l'incontro e la conoscenza reciproci.

Ecco qui il video completo della serata, buona visione.

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