Interroghiamo: c'è qualche volontario?

L'idea di promuovere il volontariato tra i giovani è stata il fondamento intorno a cui è nata l'associazione SuPerGiù. Tutti noi fondatori arrivavamo da molte realtà in cui svolgevamo diversi servizi e tutte queste avevano un minimo comun denominatore: il costante bisogno di nuove forze. Da qui, ragionando insieme, è nato il progetto Interroghiamo: c'è qualche volontario? che ha la finalità di incontrare i ragazzi in età scolastica per farli "interrogare" sulla realtà e sui bisogni da cui sono circondati e provare a far loro intuire se "c'è qualche volontario" nel loro cuore che cerca lo spazio per esprimersi.

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L'isola che non c'è

Il progetto de L’isola che non c’è nasce dai componenti dell’associazione SuPerGiù O.N.L.U.S. in seguito a ricerche svolte sul territorio di Villa Cortese che hanno portato alla conferma che, quello della conoscenza della lingua italiana da parte degli stranieri residenti, è un problema non indifferente. Non conoscere la lingua, infatti, comporta una vera e propria incapacità di rapportarsi alla vita sociale della comunità, portando, nei casi più estremi, all’emarginazione totale.

Al fianco del desiderio di poter migliorare la qualità delle relazioni degli stranieri c’è anche l’obiettivo di far prendere coscienza e di sensibilizzare la popolazione (almeno quella villacortesina) ai bisogni degli stranieri.

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Incontriamo… il Kamishibai

Il Camisci…chè…??? Scopriamo insieme cos’è e come funziona. 

L’11 aprile, in un caldo pomeriggio soleggiato, presso le Scuole Medie di Villa Cortese è arrivata un po’ di favolosa magia portata da Mauro Speraggi, pedagogista ed editore presso Artebambini

Con curiosità noi partecipanti abbiamo iniziato un piccolo viaggio che ci ha portati a conoscere, creare e raccontare attraverso questa Valigia dei Racconti. 

Per capire meglio com’è fatto il Kamishibai prendo spunto dalle parole di Peppo Bianchessi: “La particolarità di questo teatrino è quella di avere un "sipario" composto da 2 ante che vengono aperte sulla prima pagina/copertina della storia infilata precedentemente dal lato sinistro. Il retro del butai è aperto per permettere al "cantastorie" di leggere il testo che si riferisce alla pagina che il pubblico sta vedendo. Man mano che la storia avanza il raccontatore ritira i fogli ponendoli sul retro. Sembra complicato a parole ma quando si assiste ad uno spettacolo di kamishibai la prima cosa che balza agli occhi è la estrema semplicità del tutto.”

 Il pomeriggio è passato veloce, il tempo è sempre troppo poco, ma il risultato della nostra fantasia è stato bello e sorprendente. 

Divisi in due gruppi abbiamo lavorato per creare delle tavole (fatte di disegni e parole) che narrassero una storia. Attraverso un materiale semplice come la carta, ognuno di noi è riuscito a creare un piccolo capolavoro. Strappa, taglia, incolla… scegli i colori brillanti oppure gioca con i contrasti dei toni bianchi e neri. 

Ogni tavola realizzata ha saputo raccontare un pezzetto di storia e un pezzetto di noi. In uno dei gruppi erano presenti anche due bravissimi studenti della scuola d’italiano per stranieri l’Isola che non c’è. Con una punta di orgoglio hanno dato un preziosissimo contributo per rendere le storie realizzate ancora più uniche. Il testo infatti è stato pazientemente tradotto da loro sia in francese che in arabo-egiziano. Al termine hanno anche letto nella loro lingua, creando sonorità diverse e bellissime.

Al termine della parte creativa ci siamo messi in gioco attraverso la lettura e l’ascolto attraverso il Kamishibai. Modulare la voce, scegliere i giusti tempi… e subito è diventata magia! C'è una storia, un raccontatore e un pubblico ristretto… e nel mezzo le emozioni, il desiderio, l’immaginazione. 

Vi lasciamo quindi due video con le nostre performance… lasciatevi catturare!

Buona visione!

 

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